Appunti di grandi fotografi

 Leggendo alcuni libri ,inerenti a grandi fotografi ,mi sono annotato alcune loro riflessioni,per me molto importanti
Ansel Adams
20 Febbraio 1902 / 22 Aprile 1984

” Spesso ho pensato che se la fotografia fosse ” difficile ” nel vero senso della parola; nel senso, cioè, che la creazione di una semplice fotografia richiedesse lo stesso tempo e la stessa fatica dell’esecuzione di un buon acquerello o di una buona incisione. Il salto qualitativo della produzione media sarebbe enorme.
L’assoluta facilità con cui possiamo produrre un’immagine banale porta spesso ad una totale mancanza di creatività.
Dobbiamo tener presente che una fotografia può contenere soltanto quello che ci abbiamo messo dentro , e che nessuno ha mai saputo sfruttare appieno questo mezzo d’espressione.”

Edward Weston
24 Marzo 1886 / 1 Gennaio 1958

Il compito più importante ed anche più difficile del fotografo non è imparare a maneggiare l’apparecchio fotografico o a sviluppare o a stampare .
E’ imparare a vedere fotograficamente, cioè addestrarsi a guardare il soggetto tenendo conto delle possibilità della sua attrezzatura e dei relativi procedimenti tecnici, in modo da poter istantaneamente tradurre gli elementi e i valori della scena che il fotografo a dinnanzi nell’immagine che si propone di realizzare.

Minor White
9 Luglio 1908 / 24 Giugno 1976

Lo stato d’animo di un fotografo mentre crea è vergine.
Come si può descrivere un animo vergine a chi non ha mai fatto questa esperienza ?
” sensibile ” è un termine adatto ma ancora più adatto è “sensibilizzato” perché il fotografo non deve solo possedere un animo sensibile ma anche compiere uno sforzo per raggiungere tale condizione. Il termine ” simpatetico ” è abbastanza idoneo se con esso intendiamo un’apertura mentale che a sua volta porta alla comprensione di tutto ciò che si vede . Il fotografo si proietta in tutto ciò che vede e in tal modo riesce ad identificarsi con ogni oggetto per conoscerlo e sentirlo meglio.

Aaron Siskind
4 Dicembre 1903 / 8 Febbraio 1991

Noi vediamo come si dice , secondo l’educazione che abbiamo ricevuto. Nel mondo vediamo solo ciò che abbiamo imparato a credere che il mondo contenga. Siamo stati condizionati ad ” aspettarci ” di vedere. E in effetti tale consenso sulla funzione degli oggetti ha una validità sociale. Come fotografi però dobbiamo imparare a vedere senza preconcetti. Guardate gli oggetti di fronte da sinistra da destra. Osservate come le loro dimensioni crescano mentre vi avvicinate come essi si compongano e ricompongano quando vi spostate lateralmente. Gradualmente appaiono i rapporti tra gli oggetti che talvolta si fissano in modo definitivo. E questa è la vostra fotografia.

W. Eugene Smith
30 Dicembre 1918 / 15 Ottobre 1978

Fino al momento dello scatto il fotografo lavora indubbiamente in modo soggettivo.
Con la scelta della tecnica di ripresa, con la scelta degli elementi del soggetto da includere nel negativo e con la decisione sul momento critico dello scatto, egli riesce a fondere tutte le varianti interpretative in un tutto emotivo .

Berenice Abbot
17 Luglio 1898 / 9 Dicembre 1991

Una fotografia è , o dovrebbe essere un documento significativo, un’affermazione decisa che può essere descritta con un’unica parola : selettività.
Per definire il termine selezione si può dire che questa deve concentrarsi su un soggetto che vi colpisce fortemente e stimola la vostra immaginazione al punto che non potete fare a meno di fotografarla . Una foto se non è dettata da questa irresistibile spinta, è sprecata .
Ogni fotografo ha motivazioni diverse e punti di vista diversi e da ciò deriva la grande differenza tra un metodo e un altro. La scelta di un contenuto valido è il risultato di una felice fusione di un occhio ben addestrato e di una buona immaginazione nel comporre gli elementi.

Henri Cartier-Bresson
22 Agosto 1908 / 3 Agosto 2004

Per me la fotografia consiste nel riconoscimento immediato, in una frazione di secondo del significato di un evento e di una precisa organizzazione di forme che danno all’evento la sua migliore espressione.
Credo che per il fatto di vivere la scoperta di noi stessi avvenga contemporaneamente nella scoperta del mondo intorno a noi che può modellarci, ma può essere anche da noi influenzato. Fra questi due mondi, quello che è dentro di noi e quello che ci circonda bisogna stabilire un equilibrio. In conseguenza di un processo di costante interazione i due mondi si fondono in uno solo. Ed è questo mondo che dobbiamo riuscire ad esprimere.                                                                                                                                    .                                                                                                                                                                   .                                                                                                                                                                             . .Considerazioni su che cos'è la fotografia... da Barthes e Cartier-Bresson

Che cos’è la Fotografia? Una domanda apparentemente semplice, che, però, al momento di rispondere, rivela tutta la sua complessità a causa della molteplicità degli aspetti che compongono questo settore dell’arte. Questa importante  domanda ci venne stata posta dal professore all’inizio del corso di Storia e tecnica della fotografia e il compito di trovare una risposta era rimandato all’appello d’esame in cui avremmo dovuto portare un progetto inerente all’argomento. Ebbene, i lavori, proposti su supporti diversi, trattavano temi molto differenti tra di loro. C’era chi aveva definito la Fotografia basandosi sul concetto della memoria e del ricordo autobiografico, chi ne aveva dato un’interpretazione tecnica, chi filosofica, chi storica, chi ontologica…Di fatto, ne potevamo dedurre noi stessi, che la Fotografia era sempre qualcosa di nuovo, unico e diverso a seconda di chi ne fa uso (fotografo o spettatore che sia) e che ognuno ha un’opinione originale a seconda dell’esperienza che ha vissuto o degli interessi che lo animano. Una risposta assoluta non esiste.
Due autori, uno di saggi l’altro fotografo professionista, come Roland Barthes e Henri Cartier-Bresson hanno provato a loro volta a definire la Fotografia, ma il bello è che sono iloro stessi  primi ad ammettere che la loro è un’interpretazione personale e relativa di quest’arte dalle mille sfaccettature e altrettanti presupposti. E’ interessante leggere parallelamente La camera chiara di Barthes e L’immaginario dal vero di Cartier-Bresson e notare come i due volumi, pur avendo punti di vista opposti, sono stati scritti in forma di diario confidenziale e colloquiale. Barthes è un profano della fotografia, si pone in relazione ad essa in quanto fruitore, o, seguendo una sua definizione, da Spectator, e ciò che si sente in grado di fare è mettere a fuoco quello che per lui la Fotografia significa intimamente, dunque stabilendone una relazione autobiografica -la Fotografia come custode della sua memoria e delle emozioni di un determinato momento della sua vita- e definire quando una fotografia colpisce la sua attenzione e in quale modo. Si può essere attratti dalla rappresentazione della foto, dall 'evidenza del tema odel soggetto, che Barthes chiama studium; oppure da un dettaglio all’interno di essa che ci “punge”, ci attrae senza un motivo evidente, il punctum, elemento in cui si ripone la completa attenzione e il vero interesse per quell’immagine. C'è, inoltre, una categoria di fotografie creata al solo scopo di turbare e sono quelle che ritraggono cataclismi, disastri naturali o umani di fronte ai quali si rimane inevitabilmente sconvolti e impotenti.
Cartier-Bresson, noto fotografo di reportage per importanti riviste come Life, stabilisce anche le condizioni tecniche necessarie per fotografare, condizione senza le quali una fotografia può non raggiungere il risultato sperato: la composizione, il colore, il soggetto, la commissione, la capacità di scegliere che cosa lasciare all’esterno del quadro e cosa includere. Il suo rapporto con la fotografia è ovviamente professionale e si pone quindi, come definirebbe Barthes, da Operator. Cartier-Bresson tratta la Fotografia in termini ontologici e filosofici, cercando di cogliere l’essenza dell’esistenza della fotografia, al contrario di ciò che fa Barthes, che tenta di individuare e categorizzare gli schemi mentali che si creano qualora lo Spectator (lui in quel caso) porta davanti allo sguardo un’immagine fotografica.
Se consideriamo alcune espressioni utilizzate da Henry Cartier-Bresson potremmo, però, fare delle ulteriori considerazioni sulla relatività dell’idea di Fotografia. Per Cartier-Bresson fotografare consiste nel cancellarsi per meglio cogliere l’istante “sorprendendo la realtà […], tirarla fuori e fissarla, ma non a manipolarla né durante le riprese, né tanto meno nel nostro oscuro laboratorio con qualche ricetta fatta in casa. Sono trucchi che saltano all’occhio di chi sa vedere”. La Fotografia non crea niente ex-novo, dunque, ma ha il compito di evocare e il materiale evocato non va mai manipolato in nessun caso. Questa validissima frase si scontra con quella che è la comune concezione contemporanea di Fotografia, quella per cui la manipolazione dell'immagine durante e dopo la ripresa prevalgono nettamente sulla fase di ripresa stessa, pratica dalla quale non si salva più nemmeno la fotografia d'inchiesta.
Al giorno d'oggi si dovrebbe, allora, rielaborare una nuova definizione di Fotografia che tenga in considerazione il fotoritocco e la tecnologia digitale nel suo complesso, universo che ha permesso la divulgazione di massa (molto più di quanto considerasse Walter Benjamin negli anni '60) del mezzo e della pratica fotografica, ignorando quasi del tutto la conoscenza tecnica, necessaria al fotografo professionista, invece, secondo Cartier-Bresson. Grazie alla divulgazione e all'automatizzazione del mezzo per produrre fotografia -quindi non si intende più solo la macchina fotografica- la ripresa passa in secondo piano, permettendo a tutti di diventare Operator.
E' l'era in cui grazie al digitale le due figure di Spectator e Operator si fondono, ma l'Operator contemporaneo non ha affatto le stesse caratteristiche definite da Cartier-Bresson, poichè si tratta molte volte di un Operator tecnicamente ignorante, che sopperisce a questa mancanza con il lavoro di postproduzione, il quale permette di realizzare foto esteticamente affascinanti al di là di ogni competenza ottica e meccanica. La fotografia non è più un'impronta del reale, il congelamento di un istante, ma è una commistione tra questi fattori e la creazione ex-novo di altri elementi visivi, che porteranno alla realizzazione di immagini che non hanno un corrispettivo nel mondo.
Ma, dopotutto, conclude Cartier-Bresson nel suo saggio, "in fotografia non ci sono regole", ognuno può esaltarne un aspetto piuttosto che l'altro, soffermarsi su soggetti insignificanti e darne un'interpretazione personale e relativa, porre domande e proporre risposte, cogliere aspetti nascosti delle cose e della vita, che si svela in brevi istanti, "che possono essere frutto di una lunga consuetudine oppure l'effetto di una sorpresa".
La Fotografia è una pratica legata indissolubilmente al suo mezzo, alla macchina che la (ri)produce, come lo è il cinema d'altronde, ed è inevitabile che con lo sviluppo della tecnologia e il cambiamento dei supporti si trasformi di conseguenza anche la concezione stessa di Fotografia, arte (che non è solo e proprio arte) indefinita e indefinibile, e che, probabilmente, non vedrà mai una sua definizione assoluta.

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